Abbiamo un problema (di cervello): 50% dei siciliani fatica a leggere, contare e risolvere problemi
Sì, hai letto bene. E sì, hai capito ancora meglio: in Italia un adulto su quattro arranca sulle basi della vita moderna. E non stiamo parlando di hackerare la NASA o risolvere il teorema di Fermat, ma di leggere un testo, fare due conti e gestire problemi semplici della quotidianità. Spoiler: il Sud sta messo pure peggio.

Lo dice l’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), che con il suo nuovo rapporto ha acceso i riflettori su una realtà che molti preferiscono ignorare, ma che ci riguarda tutti, soprattutto quando ci si chiede “perché questo Paese non decolla”.
L’Italia dietro la lavagna: i numeri della vergogna
Secondo l’indagine internazionale PIAAC dell’OCSE, il 35% degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha competenze basse in lettura e comprensione dei testi. Tradotto: oltre un terzo della popolazione adulta fa fatica a capire un post su Facebook che vada oltre i 5 like.
E non è finita:
- Il 25% degli adulti italiani ha problemi con la matematica di base.
- Il 46% non sa risolvere problemi in contesti dinamici. Tipo: “la stampante non funziona, che faccio?” – Panico generale.
Ah, e tutto questo è peggio della media OCSE. Perché accontentarci di essere nella media quando possiamo fallire con stile, giusto?
Nord e Sud: cronaca di una frattura annunciata
Nel Nord-Est, solo il 13% della popolazione adulta è in difficoltà su tutte e tre le aree cognitive. Ma scendendo verso Sud, le cose precipitano:
- Al Sud siamo al 40%.
- Nelle Isole al 46%.
In pratica, quasi un adulto su due in queste zone fatica a orientarsi tra parole, numeri e problemi. E no, non è un meme.
Scuola italiana: riforme a raffica, risultati in calo
Dal 2012 ad oggi, il sistema educativo italiano ha subito riforme, proclami e piani miracolosi. Ma se c’è stato un miracolo, è stato al contrario: in certe regioni, le competenze sono persino peggiorate. E nel Sud? Crolli nella lettura e nella numeracy. Altro che PNRR, qui serve un esorcismo didattico.
Tra demografia e migrazioni: chi ha spento il cervello?
Tra le cause di questo tracollo cognitivo ci sono anche i cambiamenti demografici. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei flussi migratori – due categorie con livelli mediamente più bassi di competenze – hanno contribuito a peggiorare le statistiche. Ma non è tutta colpa loro: il sistema non ha saputo reagire, né integrare, né valorizzare.
Fun fact (ma neanche tanto): se la popolazione fosse rimasta identica al 2012, i dati sarebbero stati migliori. Il che vuol dire che il problema era già lì… solo che ora è esploso.
La bomba è scoppiata. E ora?
Il presidente dell’Inapp, Natale Forlani, non usa mezzi termini: serve investire in istruzione e formazione, subito. E non solo per farci capire cosa c’è scritto nel foglietto illustrativo del paracetamolo, ma per sopravvivere nel mondo del lavoro, nella vita digitale e nella società reale.
Serve:
- Coinvolgere attori pubblici, privati e sociali.
- Costruire un’offerta formativa efficace (che non sia solo PowerPoint e caffè annacquati).
- Capire l’impatto della demografia e dei flussi migratori senza usarli come alibi.
Ci vuole cervello. Ma anche un piano.
L’Italia ha un serio problema di competenze cognitive, e fingere che basti un nuovo corso di Excel o l’ennesima riforma lampo non cambierà le cose.
O ci svegliamo adesso – tutti – o continueremo a inciampare nelle parole, nei numeri e nei problemi.
E allora, cari lettori e lettrici: spegniamo il filtro Bellezza su Instagram e accendiamo il cervello. Che il futuro non si risolve con un “Ok, boomer”, ma con competenze vere.