Dalla pioggia all’evacuazione: il sistema di allerta per la frana di Niscemi

La riattivazione della frana di Niscemi nel gennaio 2026 ha riportato al centro una verità spesso...

La riattivazione della frana di Niscemi nel gennaio 2026 ha riportato al centro una verità spesso sottovalutata: alcune frane non sono eventi, ma sistemi. Sistemi lenti, profondi, governati dall’acqua e dal tempo, che non si “risolvono” con l’emergenza ma si gestiscono con metodo.

Per questo motivo, nel sistema di Protezione Civile non ci si può limitarsi a reagire. Deve anticipare, misurare e decidere. Il cuore di questa strategia è un modello operativo strutturato, basato su soglie, fasi e perimetri dinamici, capace di trasformare i segnali del territorio in azioni tempestive.

Il contesto: una frana profonda, lenta ma attiva

La frana di Niscemi è un movimento profondo in litologie argillose, caratterizzato da:

  • cinematica lenta ma persistente
  • risposta ritardata alle piogge
  • elevata sensibilità alla saturazione dei terreni
  • danno progressivo e cumulativo

In questo scenario, l’obiettivo non è “fermare” la frana, ma ridurre il rischio per la popolazione, governando l’evoluzione del fenomeno.

La Zona Rossa: 150 metri come base minima

Il modello operativo assume una Zona Rossa (ZR) di base pari a 150 metri dalla corona di frana.
Non è un limite rigido, ma una soglia di sicurezza iniziale, destinata a diventare dinamica in funzione dei segnali osservati.

Il principio guida è semplice:
la perimetrazione deve seguire il fenomeno, non l’atto amministrativo.

Le soglie pluviometriche come livelli operativi

Le soglie di pioggia non sono deterministiche. Non “predicono” la frana, ma attivano livelli di attenzione.

Nel modello adottato:

  • superamenti moderati indicano avvio di saturazione
  • piogge persistenti su più giorni segnalano aumento delle pressioni interstiziali
  • cumulati elevati e prolungati possono coinvolgere superfici di scivolamento profonde

Conta più la persistenza che il picco orario.

Le fasi operative

FASE 0 – Sorveglianza

È la fase ordinaria.
Il fenomeno è sotto soglia o in saturazione iniziale senza segnali di instabilità.

Azioni chiave:

  • monitoraggio visivo e strumentale
  • manutenzione di scoline e tombini
  • controllo delle acque superficiali
  • conferma della Zona Rossa base

Qui si gioca la prevenzione vera.

FASE 2 – Preallarme

Scatta quando alle piogge si associano segnali di instabilità: nuove fessure, cedimenti, rigurgiti, perdite idriche.

Azioni chiave:

  • attivazione del COC
  • interdizioni preventive in Zona di Attenzione
  • riparazioni urgenti delle reti
  • estensione settoriale della Zona Rossa (+50 / +100 m)
  • preparazione di evacuazioni mirate

È la fase delle decisioni scomode, ma necessarie.

FASE 3 – Allarme

La frana mostra instabilità marcata o danni strutturali.

Azioni chiave:

  • evacuazione preventiva settoriale
  • estensione della Zona Rossa
  • chiusura viabilità e servizi esposti
  • attivazione delle aree di accoglienza
  • monitoraggio h24
  • supporto sovracomunale

Qui la priorità è una sola: le persone.

Il principio chiave: vale sempre l’indicatore più severo

Il modello si fonda su una regola non negoziabile:
tra pioggia, falda, deformazioni e danno, vale sempre l’indicatore più severo.

Una perdita idrica continua può essere più pericolosa di un temporale.
Una fessura che si apre in poche ore può contare più di un dato meteo.

La Protezione Civile deve saper leggere il territorio, non solo i numeri.

Perché questo modello funziona

Questo approccio consente di:

  • anticipare l’emergenza
  • evitare evacuazioni tardive
  • ridurre il danno cumulativo
  • rendere trasparenti le decisioni
  • trasformare l’incertezza in gestione

È un modello replicabile, adattabile e soprattutto difendibile, sia tecnicamente che istituzionalmente.

La frana di Niscemi dimostra che la Protezione Civile moderna non è solo risposta, ma governo del rischio.
Soglie, fasi operative e perimetri dinamici non sono burocrazia: sono strumenti di tutela.

Quando una frana si muove lentamente, chi decide deve muoversi prima.

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