3 Aprile 2025

Dazi USA, stangata sull’Italia: migliaia di lavoratori rischiano il posto per colpa di Trump | ecco quali settori

I dazi imposti dagli USA colpiscono il Made in Italy: a rischio migliaia di posti di lavoro. Scopri quali settori sono più esposti alla crisi.

Dazi Usa, Donald Trump
Dazi Usa, Donald Trump- fonte: web

Una nuova ondata di tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa rischia di mettere in ginocchio l’economia italiana. L’inasprimento dei dazi imposto dal presidente Donald Trump minaccia direttamente alcuni dei settori più floridi del Made in Italy: agroalimentare, moda e farmaceutica.
La stretta riguarda prodotti simbolo della nostra eccellenza, come vino, formaggi, pasta, olio d’oliva e salumi, ma anche l’industria farmaceutica e quella del lusso. Gli USA, storico mercato di riferimento, stanno applicando tariffe fino al 25%, con la possibilità di raggiungere punte del 200% per alcune categorie, come il vino. Un rincaro che rischia di tagliare fuori il consumatore americano medio, compromettendo l’intera filiera produttiva italiana.

Il caso finocchiona: dall’ok all’export al peso dei dazi

Tra le storie più emblematiche c’è quella del Consorzio di tutela della finocchiona IGP, che aveva appena ottenuto il via libera all’esportazione negli USA. Una vittoria storica vanificata dalle nuove imposizioni doganali. “Era il coronamento dei nostri primi 10 anni – commenta il presidente Francesco Seghi – ma ora il nostro prodotto rischia di diventare non competitivo”.


Illy Caffè e le strategie anti-dazio: produzione in America?

Non solo piccole imprese: anche grandi realtà stanno rivedendo le proprie strategie. Cristina Scocchia, CEO di Illy Caffè, ha dichiarato l’intenzione di delocalizzare parte della produzione direttamente negli Stati Uniti, per aggirare i dazi e salvare il mercato d’oltreoceano. Una scelta drastica, che evidenzia l’urgenza di alternative concrete per l’export italiano.

Il vino italiano sotto attacco: export a rischio crollo

Secondo Coldiretti, i dazi potrebbero causare un calo delle vendite di vino fino al 16%, con impatti particolarmente forti su prodotti di alta gamma come Prosecco, Brunello di Montalcino e Sangiovese. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per il vino italiano, con un giro d’affari da 1,9 miliardi di euro. “Un dazio del 200% equivale alla chiusura del mercato americano”, avverte Chiara Condello, produttrice romagnola.

Le regioni più esposte: Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo

L’Emilia-Romagna è tra le regioni più colpite, con oltre 16.000 aziende legate all’agroalimentare. In Toscana, il 35% del Chianti Classico è destinato agli USA. Anche l’Abruzzo risente della tensione, con l’export verso gli Stati Uniti che vale oltre 1,6 miliardi di euro. “Parliamo di migliaia di posti di lavoro a rischio – denuncia Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana –. Le piccole imprese che fondano il proprio business sull’export rischiano di essere spazzate via”.

Moda e farmaceutica: impennata dei prezzi per i consumatori americani

Il settore moda, in particolare in Toscana, rischia un forte ridimensionamento. I dazi tra il 10% e il 20% su abbigliamento e calzature potrebbero far lievitare i prezzi negli USA di decine di miliardi di dollari. Non meno critico l’impatto sulla farmaceutica, che da sola rappresenta quasi il 40% dell’export toscano verso gli Stati Uniti.

Le possibili vie d’uscita: nuove rotte e rilancio del mercato interno

Per contenere i danni, gli esperti suggeriscono di esplorare mercati meno saturi all’interno degli USA, come Ohio, Indiana e Kentucky, dove la concorrenza è minore e le barriere commerciali più gestibili. Un’altra soluzione è rafforzare i consumi interni europei. “Serve un cambio di paradigma – sostiene Roberto Bozzi di Confindustria Romagna – con più investimenti nella domanda interna e una visione meno frammentata dell’Europa”.

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