Continua il dialogo tra partiti e Governo sulle pensioni, ma ancora una volta si registra un grande assente: l’ultima generazione, i giovani. Una questione che andrebbe prontamente affrontata oggi per evitare che scoppi irrimediabilmente domani.
Secondo i calcoli della Ragioneria dello Stato, tra dieci anni i lavoratori dipendenti dovranno fare i conti con un assegno pari al 60-70% sull’ultima retribuzione, che però crollerebbe in caso di precariato. Per non parlare dell’età pensionistica, attestata tra i 69 e i 73 anni.
“Non è un Paese per giovani”
Mentre la politica litiga su Quota 100 e sulla legge Fornero, un’analisi pubblicata da Repubblica fa luce sul destino di tanti giovani lavoratori. Sono i figli del “lavoro flessibile” degli anni Novanta, quelli entrati tardi in modo stabile nel mondo del lavoro. Un’intera generazione di giovani che oggi si trova in condizione di precariato e che – con l’aumento dell’aspettativa di vita e visti i salari – rischia di andare in pensione oltre i settant’anni, con assegni dimezzati rispetto all’ultimo stipendio.
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La previsione dell’età pensionistica
Ad esempio, per il 25enne che inizia a versare i contributi, l’età per la pensione si aggira tra i 69 e i 73 anni. La data precisa dipende dalla speranza di vita, parametro Istat che viene aggiornato con i requisiti della pensione ogni due anni. Ora è crollata a 84,9, per via della pandemia, ma dovrebbe tornare a salire nei prossimi decenni. E in base alla riforma Sacconi, se la speranza di vita si allunga l’età della pensione si allontana. Ma se si accorcia rimane uguale.
Perché i giovani italiani avranno una pensione da fame
Per quanto riguarda il calcolo dell’assegno pensionistico, molto dipende dalla stabilità del rapporto di lavoro, che come sappiamo bene oggi non è più una garanzia. Una carriera continua porterebbe i lavoratori dipendenti under 40 di oggi ad andare in pensione con un assegno tra il 62%-64% rispetto all’ultimo stipendio, che però crollerebbe tra il 43%-45% in caso di una carriera precaria. Stime che potrebbero tuttavia rivelarsi anche fin troppo ottimistiche. Per gli autonomi le previsioni sono ancora più buie fosche: 55-56% per chi avrà una carriera continua, 38-40% per i precari.